giovedì 3 ottobre 2019

Napoleone, la musica e i musicisti


Piccole note su musica, musicisti e Napoleone

 

Qui di seguito alcune note musicali su autori che nel corso del tempo hanno avuto a che fare con Napoleone o di cui ne sono stati affascinati.
Nel testo sono citate alcune opere di alcuni musicisti che si sono cimentati con la figura di Napoleone. Di queste opere ho fatto una scelta su Youtube di quelle che mi sono parse più belle, quindi la scelta è assolutamente soggettiva. Cliccando sopra al nome delle opere si apre il legame con Youtube. Alcune sono brevi, altre, essendo la composizione completa, sono anche molto lunghe. Complessivamente c'è la possibilità di fare un ascolto musicale di alcune ore; perciò in fondo al testo ho fatto un elenco riassuntivo degli ascolti, in modo da poterli sentire in sequenza per il tempo che ognuno ha a disposizione in un dato momento per poter essere ripresi in uno successivo.

 

Napoleone, la Musica, Cherubini e l'arte di dire “No”

Giovanni Paisiello
Che musica piaceva a Napoleone? Soprattutto l'Opera italiana, chissà se per retaggio delle origini toscane dei Buonaparte, o più semplicemente perché la facile cantabilità delle scuole musicali della penisola seduceva (e seduce) l'orecchio più della macchinosità della tragédie lyrique e della astratta perfezione del sinfonismo tedesco. E il preferito in assoluto era Giovanni Paisiello: la dolce malinconia delle sue cantilene, di cui l'Aria “Nel cor più non mi sento” tratta da “La Molinara” (1788) è un perfetto esempio, fu particolarmente gradita all'orecchio e al cuore del Bonaparte, che nel 1802 volle il tarantino come musicista di corte alle Tuileries. L'ormai anziano Maestro fece però in modo, giustificandosi con motivi di salute, di sottrarsi agli onori e agli oneri connessi alla carica, ottenendo di poter tornare nel regno di Napoli già nel 1804.
Gaspare Spontini
Altro musicista prediletto fu Gaspare Luigi Spontini; tanto Paisiello fu schivo verso gli allori elargitigli dal potente protettore, così Spontini ne fu abile catalizzatore, in virtù sia di una indubbia capacità di contemperare nelle sue musiche le esigenze celebrative con una elevatissima qualità estetica; sia di un carattere quant'altri mai adatto a cogliere i vantaggi della vita di corte. “La Vestale”, con la commovente Aria di Giulia “Ah, des infortunes”, è senz'altro il titolo che più consolidò la sua fama, nonché paradigmatica declinazione musicale di quel neoclassicismo che per un quindicennio fu la cifra distintiva delle arti di tutta Europa. A Spontini, suo musicista prediletto, Napoleone chiede di comporre una grandiosa opera eroica per l’Opèra di Parigi. Il soggetto di Fernand Cortez, storico condottiero spagnolo del XVI secolo alla prese con la conquista del Messico, diventa uno straordinario strumento di propaganda della campagna militare in Spagna che Napoleone si appresta a varare. E la confezione è talmente riuscita da trasformare Fernand Cortez nell’opera simbolo del suo impero. L'opera sarà in programma in ottobre (2019; vedi il trailer) al Teatro del Maggio Musicale Fiorentino.


Luigi Cherubini
Come Spontini seppe essere cantore dei fasti dell'Impero, altrettanto Luigi Cherubini lo fu delle turbolenze del Direttorio e del Consolato, con i suoi drammi vibranti di romanzesche vicissitudini e accesi contrasti, dalle pièce à sauvetage “Lodoiska” e “Les deux journées” alla cupa tragedia “Medée (qui l'ouverture)”. Cherubini si dedicò anche alla musica strumentale; oltre a una Sinfonia e ai tardi Quartetti per archi, compose anche, ventenne, sei Sonate per cembalo o fortepiano; certo ciò che il maestro fiorentino immaginava alla tastiera non è paragonabile né alle delizie mozartiane, né agli spavaldi virtuosismi di Muzio Clementi. Egualmente, la purezza di certi inattesi squarci di lirismo, la sicura consecutio dei fraseggi, l'originalità di alcuni percorsi armonici, tutto ciò ci rivela anche in queste pagine oneste e semplicette la mano sicura dell'Artista di prima grandezza. Di Luigi Cherubini ci piace qui ricordare, assieme alle virtù musicali, anche quelle del carattere: fu uno dei pochi infatti a saper dire di “no” a Napoleone quando questi, in un incontro avvenuto a Vienna nel 1805, gli chiese di tornare a Parigi al suo seguito; l'orgoglioso maestro preferì rifiutare, memore di alcuni appunti mossi dal sovrano alla sua musica. L'atteggiamento del Bonaparte verso Cherubini fu del resto sempre ambivalente: da un lato ne ammirava la maestria, dall'altro non ne tollerava la ruvida ritrosia del carattere e la severa compostezza dello stile musicale. Quasi a compensare questa disistima, a Vienna Cherubini fu onorato dalla benevolenza, ben più lusinghiera per un musicista, di Ludwig van Beethoven.
Ludovico Van (cit. Arancia Meccanica)
Nei confronti di Napoleone, Beethoven passò, come è noto, dall'entusiasmo per chi sembrava essere il Liberatore dei popoli dalla tirannia, al disprezzo per l'ambizioso che con l'Impero tradiva i principi della Rivoluzione. Esemplare di questo percorso è la vicenda della dedica dell'Eroica (ripresa più dettagliatamente più oltre) al Bonaparte, prima vergata sul frontespizio della Sinfonia e poi furiosamente cancellata il giorno dell'auto-incoronazione in Notre-Dame; le Variazioni op.35 elaborano lo stesso Tema che fungerà da Finale nella Sinfonia Eroica, e che in precedenza era stato un numero del balletto “Le creature di Prometeo”.
Il Prometeo beethoveniano è un demiurgo capace di infondere energie che di volta in volta esaltano fino all'ebbrezza o spaventano fino al terrore, e sicuramente tra il mito illuminista del Titano capace di liberare l'umanità dalle catene dell'ignoranza e della superstizione, e quello napoleonico dello “spirito della Storia” che spazza via ogni ordine costituito, l'affinità doveva risaltare in modo immediato e convincente. E il mito napoleonico, in una versione in verità più mercuriale che prometeica, parve trovar realizzazione anche in ambito musicale quando comparve, rapido e fulgido, l'astro di Gioacchino Rossini. 
Gioacchino Rossini
Celebre è la definizione stendahliana, poi ripresa da Giuseppe Mazzini, di “Napoleone della musica”, a sottolineare la facilità con cui il pesarese conquistava i teatri d'Europa, nonché la brillante sprezzatura con cui la sua orchestra rivoluzionava le pigre abitudini dell'opera italiana. L'irresistibile ascesa di Rossini inizia con i debutti veneziani del 1812/13, ovvero gli stessi anni dell'inesorabile declino di Napoleone in seguito alla disastrosa campagna di Russia (circa un milione di morti tra soldati della Grande Armée e militari e civili russi, inutile strage che bisognerebbe sempre ricordare per non indulgere a tentazioni acriticamente celebrative). L'Italia in quegli anni ha ormai compreso che nessun “liberatore” straniero potrà giovare alla causa della sua indipendenza, e che solo il sorgere di nuovi ideali e di energiche iniziative per realizzarli potrà compiere l'ormai da molti auspicata impresa di risorgere a Stato unitario. E' in questi anni, parallelamente allo sviluppo di questa nuova consapevolezza, che il melodramma diviene luogo privilegiato per la condivisione di un comune sentire patriottico: quando le Isabelle o i Tancredi declamano“O Patria!...”, un nuovo pubblico di Italiani coglie in queste parole se non una chiamata alle armi, quanto meno un esplicito invito a tenersi pronti per un futuro prossimo di riscatto e di libertà; così da poter senz'altro ritenere che, nella Venezia del 1813, l'Aria di Tancredi “Di tanti palpiti” meritò il suo enorme successo non solo per la perfezione delle sue simmetrie, bensì anche perché il “Napoleone della musica” aveva saputo conquistare i cuori del suo pubblico a discapito del Napoleone invasore straniero.
Niccolò Paganini

Il mito napoleonico si nutrì anche della magnificazione delle qualità sovrumane,superomistiche del condottiero, così che possiamo ben dire che molti eroi del romanticismo sono debitori alla figura, reale o idealizzata, del Bonaparte. Ed eroe romantico per eccellenza in campo musicale fu senz'altro Niccolò Paganini: l'aneddotica si spreca su questo straordinario virtuoso, capace di strappare al violino ciò che nessuno aveva mai pensato si potesse osare, e che tutt'oggi pochi riescono a realizzare. La Sonata “Napoleone” pare sia frutto di una giocosa sfida che Paganini ricevette da Elisa Bonaparte, mentre era musicista di corte nel principato di Lucca; la sorella dell'Imperatore, ingelosita dalla dedica a una nobildonna di una Sonata scritta da Paganini per sole due corde del violino, ritenne di dover rimarcare il suo maggior rango rispetto alla rivale esigendo dal virtuoso un'altra Sonata, da eseguirsi su un'unica corda. Impossibile? No, nulla sul violino era impossibile per il Genovese.
 
(Liberamente trattoMangiapiano pubblicato giovedì 6 gennaio 2011 all'indirizzo: http://mangia-piano.blogspot.com/2011/01/napoleone-la-musica-cherubini-e-larte.html)



Napoleone, Beethoven e la sinfonia n. 3 in Mi bem. magg. "Eroica"

Ludwig Van Beethoven
La Terza sinfonia, composta tra il 1802 e il 1804, è ispirata alle gesta di Napoleone inteso come eroe massonico che esporta in Europa le libertà acquisite in Francia dopo il 1789. Bonaparte è dunque soprattutto il “liberatore”. In tal senso appare irrilevante tutta la vexata questio intorno alla dedica prima certa, poi lacerata (sembra in un moto d’ira nella prima metà del 1804, a causa della soppressione della repubblica e dell’acquisizione della carica di imperatore), poi nuovamente inserita (“il titolo vero della sinfonia è Bonaparte”, scrive alla Breitkopf nell’agosto 1804), infine mutata in “Sinfonia eroica composta per festeggiare il sovvenire di un grand’uomo” nella prima edizione stampata nel 1806. Si sta sempre e comunque meditando intorno alle recenti imprese di Napoleone. Come ebbe a scrivere Schindler: questa sinfonia appartiene “più alla sfera della politica che a quella della musica”.
L’ Allegro con brio, in tempo ternario e nella tonalita di mi bemolle maggiore (due sicuri riferimenti massonici, come già notato in precedenza), è completamente egemonizzato dal primo tema il quale dipinge appunto l’apparizione di un eroe, capace di diffondere - attraverso una titanica lotta - i nuovi ideali dela rivoluzione. Questi ultimi, in definitiva, contano più dell’uomo chiamato dal destino a diffonderli e a trasformare con essi la carta europea, insieme con la concezione stessa delle regole della convivenza civile. Il celeberrimo tema permea quasi ogni episodio del movimento, appare ora deciso e virile, ora “nascosto” nel fondale, ora enfatizzato dall’intera orchestra e guida una lotta vittoriosa (nello sviluppo) che culmina nella famosa sequenza di urtanti dissonanze (lo Höhepunkt del brano: cinque accordi contenenti un’inattesa seconda minore). Di fronte a questo scatenarsi dell’eroica furia - pittura inequivoca degli sconvolgimenti bellici del recente lustro (1796-1801) - il riservato e “attonito” secondo tema, frammentato in differenti incisi e voci, sembra evocare il brusio smarrito e ammirato delle masse.
La presenza di una Marcia funebre quale secondo movimento non può essere spiegata semplicemente con i riferimenti francesi alla nuova musica dei rituali laici della Repubblica, diffusasi negli anni novanta e ben nota al compositore. Quella musica della Rivoluzione cercava di creare una liturgia sacrale inserita nella generale, dilagante statolatria la quale - nell’intenzione del fanatismo giacobino - doveva sostituire la secolare tradizione della polifonia cattolica che ora veniva meno a causa della radicale chiusura (spesso accompagnata da disgustose devastazioni) di conventi, monasteri e chiese. Nell’ambiziosa sinfonia beethoveniana c’è ovviamente molto di più.
Si può leggere questa solenne e accorata Marcia come parte integrante della visione politica dell’autore: essa ricorda, in modo didascalico, che il nuovo ordine è nato da un bagno di sangue e intona dunque una sorta di funerale collettivo per tutte le vittime della rivoluzione francese prima (1789-94), napoleonica poi (1796-1801). Da quel cumulo si cadaveri è sorto il mondo degli uguali, dei fratelli solidali e “filantropici”, così come dalla lunga, lacerata sezione iniziale (in do minore; permane in chiave l’armatura “massonica”) si trapassa al soave episodio centrale (in do maggiore) nel quale, su un tappeto si ipnotiche terzine, tre voci si innalzano una dopo l’altra, in perfetta, armonica sintonia (anche ora appare evidente l’insistenza sul numero tre): la folla, in precedenza vagamente perplessa (secondo tema dell’Allegro), ora celebra estasiata una sorta di Paradiso in terra. Nella ripresa della Marcia una solenne fanfara circonda il moto funereo il quale si pone ora quale commemorazione eroica dei propri caduti. In tal senso, come si vede, anche la Marcia beethoveniana approda a una liturgia civile, divenendo sotto questo aspetto una delle più perfette emanazione del nuovo corso musicale francese. Finalmente l’arte possiede una definita funzione sociale, funzione che manterrà con orgoglio fino ai giorni nostri, non disdegnando di propagandare (quando la situazione politica lo richiederà) anche orrendi sistemi di forzata collettivizzazione, animati però “dalle migliori intenzioni”. La Terza sinfonia beethoveniana costituisce una pietra miliare nel cammino verso un’arte “didattica”.
É cosa nota che dopo il 1789 il discorso estetico accantona l’arabesco piacevole per farsi impegno civile e soprattutto momento “educativo” del popolo la cui finalità rimane la creazione dell’ “uomo nuovo”, del cittadino libero, uguale, filantropico e cosciente del differente ordine sociale. I musicisti divengono i cantori della rivoluzione liberale, investiti di cariche prestigiose e compiti morali che, in realtà, sopravanzano le loro capacità. Da servitori di corte si trasformano in protagonisti della vita politica, venerati e ascoltati come arcaiche sibille nel rinnovato universo sociale reso stravagante dalla finzione massonica e dalle astrazioni dei pensatori “illuminati”, astrazioni imposte di volta in volta col Terrore, con l’ossessiva, seducente ripetizione mediatica o con la dittatura da ridotte élite politiche. La rivoluzione francese, con le sue “avanguardie consapevoli”, è in fondo il modello cui si ispirano tutte le future rivoluzioni totalitarie del Novecento.
Dopo l’episodio riflessivo e meditabondo della Marcia, non resta che celebrare l’avvenuto approdo al “Paradiso”. Di ciò si incaricano i due restanti movimenti, un festoso Scherzo permeato dalle sonorità della caccia (d’altronde numerosi sono i “cacciati” - per usare un eufemismo - tra regnanti, aristocratici, vescovi, sacerdoti e monaci) e una serie di variazioni nel Finale che ripropongono il tema “danzante” già usato dal musicista per terminare le musiche di scena del balletto Le creature di Prometeo op 43 (1801). Tale motivo viene elaborato secondo differenti pratiche musicali e perviene, nell’episodio conclusivo, a una versione che evoca una grandiosa marcia trionfale la quale si lega per antitesi alla Marcia funebre (secondo movimento): ogni lutto appare ora dimenticato nella gioia solenne, una gioia epica il cui spirito anticipa quello del quarto movimento corale della Nona sinfonia (1824).
La sinfonia viene eseguita dapprima in forma privata (estate 1804) a casa del principe Lobkowitz, personaggio vicino alla politica napoleonica (né poteva essere altrimenti poiché la partitura, ispirata alle gesta del generale francese, viene inizialmente dedicata proprio a Lobkowitz); poi il 7 aprile 1805 in un concerto di beneficenza al solito Theatre an der Wien, esecuzione che passa quasi inosservata. I critici, sulle gazzette, parlano di sinfonia troppo complicata e troppo lunga; certamente non si sono accorti di avere ascoltato un brano destinato a divenire tanto popolare nei secoli futuri.

(Estratto dal lavoro di Giuseppe Rausa, storico del cinema e della musica sul sito omonimo)

Nino Rota
In tempi recenti con la figura di Napoleone si è cimentato il musicista Nino Rota che ha firmato le musiche del film Waterloo di Sergej Fëdorovič Bondarčuk.

Il film completo Waterloo, con la partecipazione di Rod Steiger nel ruolo di Napoleone, è in inglese e non sono riuscito a trovare una versione in italiano.



Altri artisti

Étienne Nicolas Méhul (1763-1817)

Méhul fu un musicista precoce, tanto da ottenere il posto di organista supplente all'età di dieci anni. A 15 anni, Christoph Willibald Gluck lo fece notare a Parigi e lo incoraggiò a scrivere alcune opere. Le sue opere giovanili Euphrosine et Corradin e Alonzo et Cora, composte quando non aveva ancora trent'anni, furono subito bene accolte e divennero immediatamente popolari in Europa, facendone un uguale di François-Joseph Gossec.
Nel 1793 fu nominato ispettore della musica presso il Conservatoire national supérieur de musique et de danse de Paris (Conservatorio nazionale superiore di musica e danza di Parigi), appena creato. Fu il primo musicista nominato all'Accademia di Francia nel 1795. Oltre a numerosi canti ed inni (tra cui il celebre Chant du Départ, o "Canto della partenza"), compose opere celebrative del nuovo regime e di Napoleone. Scrisse più di 30 opere, tra cui Le Jeune Henri ("Il giovane Enrico, 1797), Ariodant, Adrien (1799) e Joseph (1807). Per quest'ultima ricevette il premio per la migliore opera lirica. Oltre alle opere di musica da camera, ai balletti, alle cantate e ai concerti di pianoforte, Méhul ha anche composto quattro sinfonie, che mostrano l'influenza di Mozart e di Beethoven, pur distinguendosene. In particolare la splendida prima sinfonia, composta tra il 1808 e il 1809, riprende con brio la tradizione di qualità della musica sinfonica francese creata da Gossec, come faranno più tardi Hector Berlioz, César Franck, Camille Saint-Saëns ed Ernest Chausson.

Pëtr Il'ič Čajkovskij (1840-1893)

Nonostante Napoleone fosse morto da tempo quando è nato Čajkovskij, lo cito perché compose l'Ouverture 1812 per orchestra per commemorare la tentata invasione francese della Russia, e la conseguente devastante ritirata dell'armata di Napoleone. Fu un evento che segnò il 1812 come svolta delle guerre napoleoniche. L'opera è conosciuta per la sequenza di colpi di cannone, realizzati solo in alcune occasioni specialmente durante festival all'aperto, mediante l'uso di cannoni veri. Nonostante la composizione non abbia collegamenti storici con la guerra del 1812 tra Stati Uniti d'America e Gran Bretagna, è spesso suonata negli USA assieme ad altre musiche patriottiche.
L'ouverture è parte della musica a programma. Si apre con un canto di chiesa russo, che rimanda alla dichiarazione di guerra annunciata in Russia, e prosegue con un canto solenne per il successo della guerra stessa. Questo annuncio e la reazione pubblica sono anche ritratti nel romanzo Guerra e pace di Lev Tolstoj.
Il brano prosegue con un tema che rappresenta la marcia delle armate, suonato al corno. L'inno nazionale francese La Marsigliese riflette le vittorie francesi in guerra e la cattura di Mosca nel settembre 1812. La danza folkloristica russa commemora la vittoria su Napoleone.
Il ritiro da Mosca è sottolineato da un diminuendo, mentre i colpi di cannone segnano l'avanzata militare verso i confini francesi. Concluso il conflitto, si ritorna al canto, suonato ora dall'intera orchestra ed accompagnato da rintocchi di campane in onore della vittoria e della liberazione della Russia. Come sottofondo del tema dei cannoni e della marcia si può sentire l'inno imperiale russo Dio salvi lo zar, opposto a quello francese sentito in precedenza.
Le cannonate, previste dal compositore, sono solitamente rese mediante una grancassa sinfonica. I colpi di una vera arma da fuoco sono usati in rari casi e appaiono per la prima volta in registrazioni degli anni cinquanta eseguite dall'Orchestra Sinfonica di Minneapolis diretta da Antal Doráti. Simili registrazioni sono state effettuate da altri gruppi, spesso usando nuove tecnologie audio. I colpi di cannone sono usati annualmente il 4 luglio, nell'esecuzione dell'Ouverture 1812 da parte della Boston Pops Orchestra in occasione del loro concerto annuale sulle sponde del fiume Charles e presso l'Accademia delle forze di difesa australiane a Canberra.
L'Ouverture 1812 (un po' lunga ma con la parte finale travolgente: qui in una bella edizione con coro [inusuale], cannoni e campane) è stata eseguita per la prima volta alla cattedrale di Cristo Salvatore di Mosca il 20 agosto 1882. È stata usata come colonna sonora del film "V come vendetta" del 2005 diretto da James McTeigue (qui la scena finale).



Elenco delle musiche in ordine di citazione nel testo

N.
Titolo
Durata
1
Nel cor più non mi sento Aria di Giovanni Paiesiello (1740-1816)
3' 56"
2
Ah, des infortunes Aria di Gaspare Luigi Spontini (1774-1851)
2' 22"
3
Fernand Cortez Opera completa di Gaspare Luigi Spontini (1774-1851)
2h 04' 34"
4
Lodoiska e Les deux journées Pieces di Luigi Cherubini (1760-1842)
10' 34" + 7' 50"
5
Medée Opera completa di Luigi Cherubini (1760-1842)
2h 15' 44"
6
Variazioni op.35 di Ludwig Van Beethoven (1770-1827)
23' 43"
7
Le creature di Prometeo di Ludwig Van Beethoven (1770-1827)
5' 00"
8
Di tanti palpiti Aria di Gioacchino Rossini (1792-1868)
8' 33"
9
Napoleone Sonata di Niccolò Paganini (1782-1840)
8' 54"
Si puà ascoltare la Sinfonia di Beethoven n. 3 in Mimagg. "Eroica" nella versione intera di 2 prestigiosi direttori in:
10
Sinfonia n. 3 in Mi bem. magg. di Ludwig Van Beethoven (1770-1827) dir. Riccardo Muti
53' 44"
11
Sinfonia n. 3  direttore Daniel Barenboim
50' 26"
Ciascuno dei 4 movimenti della Sinfonia (diretta da altri direttori; notare la particolare visualizzazione del IV° movimento: Finale) si può ascoltare in:

a) Allegro con brio Sinf. n. 3 in Mimagg.
18' 51"

b) Marcia funebre Sinf. n. 3 in Mimagg.
15' 04"

c) Scherzo Sinf. n. 3 in Mimagg.
6' 36"

d) Finale Sinf. n. 3 in Mimagg.
11' 53"
12
Waterloo film completo in inglese (1970) di Sergej Fëdorovič Bondarčuk (1920-1994) con musiche di Nino Rota
2h 15' 49"
13
Waterloo: Soundtrack Suite di Nino Rota (1911-1979)
14' 56"
14
Ouverture 1812 di Pëtr Il'ič Čajkovskij (1840-1893)
16' 10"
15
V per vendetta film (2005) di James McTeigue  scena finale
4' 51"
Totale tempo di ascolto
9h 39' 30"